giovedì 10 dicembre 2015
La Parabola Bonum Sanctæ Inquisitiónis
La Parabola Bonum Sanctæ Inquisitiónis
07 Dicembre 2015: di Alberto Maietta su primopiano, 139 letture
Le letture di Berangher avevano del prodigioso,nessuno ramo del sapere ne fu escluso,e tutto assimilò quel suo spirito avido e pronto.E forse la mancanza di materiale per altri studi,fu una delle cause,che lo spinse ad abbandonare la pace del convento alla ricerca di nuove sorgenti di congnizioni ,onde estinguire la sua insaziabile sete di intellettuale.
Fu così,che un giorno di Maggio del 7 di grazia 2013 d.c.-ricordate questa data che molto influenzò le vicende successive-Berangher Berias lasciò il convento,dirigendosi a piedi verso la nuova destinazione il Monastero benedettino di Montserrat.
L'abate,congedandolo con una benedizione,gli sorrise amaro”Pax multa in cella,foris autem plurima bella”
Quella sera si fermò al convento di San Guglielmo in Pratula,dove per la carestia e la peste dilagante,portata dai giansenisti di Capua,erano stati prorogati i rigidi digiuni quaresimali,ma non per un ospite del convento ed il suo codazzo di zerbinanti che gozzovigliavano,allegramente,attorno ad un tavolo.Gli dissero che era un formatore dolciniano.
Berias non potè fare a meno di notare che l'ospite aveva una fisionomia patibolare,la bocca volgare e i piccoli occhi scaltri,che sembravano scure pallottoline nel viso colore di creta.Da quella sera non dimenticò mai quel viso,perchè gli eventi,mutarono il corso dei disegni di Berangher,e cioè di dedicarsi in Montserrat a pacifici studi,sotto la guida di famosi maestri nel solco del Regimini Militantis Ecclesiae,gli piombarono addosso proprio come fulmini a cielo sereno,così che egli nemmeno sapeva,al momento,capacitarsene.
Poteva aver dormito una mezz'ora,non più,allorchè svegliandosi,vide nella sua cella il priore,qualche monaco e il giansenista formatore che lo indicava con un dito ai restanti,in un lampo sinistro e crudele nei piccoli occhi neri.
-eccolò là ladro di un frate matricolato!esclamò,avanzandosi il giansenista.
Subito si fece un gran silenzio tutt'intorno ,per la sorpresa,di quella accusa.In breve l'ospite accusava Berias del furto del miele del convento,trovato nelle anfore messe in groppa a dei muli ,e pronte per essere portate via dal convento.Il priore,come gia molti altri,e in buona fede, cadde nella ragnatela del formatore che ordinò di fare una riunione ,per giudicare Berias ascoltando i testimoni.La commissione fu presieduta da un marranos che all’unanimità decretò l’esilio per Berias da Pratula.
7 maggio 2013 dc. Datava il documento.
Berias per il dolore di quel tradimento dell’amico priore,ebbe una febbre fortissima e dolorosa,emicrania a grappolo,che gli fece perdere la memoria.
Regimini
militantis Ecclesiae 2 anni dopo a Montferrat.
Dopo la confessione
generale, raccomandata dagli Esercizi
spirituali,
ovvero la revisione di tutta la propria vita fatta con un confessore
al fine di raggiungere una migliore conoscenza di sé stessi e
cominciare un nuovo modo di vita.
E Berias a Montferrat studiò moltissimo e molti furono gli esercizi spirituali ai quali partecipava volentieri,essendo un albatros solitario che cercava Dio...Divenne prima Temporale laico della Compagnia e poi professo ed in questa veste fu chiamato dal Provinciale della Societàs Iesu ed inviato al Convento di Pratula,dove si mormorava fosse entrato il demonio.
Bonum
sanctæ Inquisitiónis
Circa 2 anni prima era arrivato al convento di Pratula,un saccente,ambiguo levantino,volgarmente acidoso,toparo olioso ratti forme,etero ormonale,insomma un mezzo greco di San Sebastiano al Vesuvio,con una valigetta di pezze colorate,che a suo dire avevano proprietà psicoteraupetiche ed anabolizzanti sui i servi della gleba che bussavano alla porta del convento,così da preparali alle contaminazioni delle buone pratiche della decrescita felice,una para filosofia esistenziale,quasi gender,dei nuovi cattivi maestri nipotini di quelli del 69 d.c.
Una fitta mi prese alla testa,chiusi gli occhi e aprendoli mi tornò la memoria.Riconobbi in quel levantino giansenista,il formatore di 2 anni prima che mi aveva accusato del furto del miele,senza che il priore mi avesse difeso,anzi portato davanti alla cattiva inquisizione ed esiliato dal Convento.
Il mio istinto non s’era sbagliato…Era un magliaro della duchesca di Napoli,uno spacchettaro di vitalizi,promotore delle catene peggiori di Sant’Antonio,anche perché le parole contaminazione e decrescita avevano nel mio vocabolario un significato negativo.
Forse la spiegazione di questo lessico doveva trovarsi nei loro manuali di”masturbazioni cerebrali”,in particolare nel complesso di Edipo,dove però la madre era la società,in particolare
le associazioni cattoliche,che nei loro sguardi era una grassa stupida vacca da mungere,mimetizzando il loro vizio predatorio sotto le insegne di volontariato solidale mercenario,in realtà erano solo dei professionisti del sociale.
Il priore,come già molti altri suoi fratelli,ed in buona fede,spinto solo dalle necessità della crisi economica e dalla carestia che aveva fatto aumentare le folle dei poveri bussare alla sua porta ,era caduto nella ragnatela del giansenista,di quel venditore di fumo,che abbagliava gli ingenui coi suoi sogni da piazzista,come un tempo suo nonno nelle piazze di paese coi suoi pacchi.In realtà,erano solo progettazioni virtuali,inesistenti o fallimentari,come quello dell’aquilone di Icaro che non aveva mai preso il volo,o quello della Tenda di Babilonia dove si doveva sperimentare la coltivazione dei Trifidi od ancora quello della reliqua della tibia del cane santo, per uno ospizio per 500 hens ,o ancora la pet terapia con le api.
Era stato un enorme spreco di risorse,anche umane,dato che i soldi dei poveri erano stati usati per i suoi convivi solidali,dove il piazzista si esibiva come una ballerina del figarò senza averne le sensualità ed il fascino.Qualcosa poi lo gettava ai suoi zerbinanti, ed ai suoi marranos,come il padrone fa con i cani.
Ricordai
al Priore che avevo facoltà di assolvere i penitenti e gli ricordai
di fare gli Esercizi Spirituali,e avendone facoltà anche la
riconciliazione coi fratelli,così da potersi dedicare di nuovo alla
sua missione,ovvero al servizio ai carcerati ed ai malati negli
ospedali.
Come capo della commissione della Buona Inquisizione proposi al priore il giansenista per l’esilio,e mi riservai di inviare l’incartamento all'imperium
magistratus ,ma diedi questa possibilità al priore che era un umile servo di Dio e che in buona fede era caduto nelle ragnatele del formatore.
Bonum sanctæ Inquisitiónis
Lettera a Famiglia Cristiana del 5 Dicembre 2015
Lettera commento a Famiglia Cristiana
05 Dicembre 2015: di Alberto Maietta su primopiano, 76 letture
Gentile alberto maietta,
il tuo commento a Accogliere i poveri è il cuore
del Vangelo, inviato il 02/12/2015 alle 09.19 è stato
pubblicato ed è ora visibile da tutti gli utenti del sito.
Le illuminanti
parole del Santo Padre Francesco I portano ad una severa riflessione:E' vero
che i vescovi ed i monsignori dovrebbero tenersi alla larga dai troppi conti e
dalle troppe fatture e consulenze ed appalti da assegnare...ma è pure vero che
dovrebbero radiografare meglio i laici con i quali si accompagnano.Molti laici
da decenni hanno bussato al porta del”Convento”non per fame di Cristo né per
missione solidale,ma per predare le risorse dei fedeli gestite dalla Chiesa per
opere di carità,e spesso per tornacconti personali o per amici o peggio ancora
per parenti,in una sorta di neo nepotismo globale.
Dallo Stato alla Chiesa in una catena di
montaggio predale,usata dai professionisti del solidale sociale ,una catena di
Sant'Antonio laddove il povero viene usato per razziare risorse,dove diventa
solo una”cosa”da tenere al guinzaglio,a ricatto fisso,per uso personale e della
corte.
Questi venditori di fumo che ai convivi
solidali blaterano di buone pratiche,di contaminazioni solidali,di decrescite
felici,sono i novelli Barabba di cui spesso i vescovi,come novelli Ponzio
Pilato,si lavano le mani,tenendosi troppo lontano dai conti e dai bilanci
e...”non scelgono da che parte stare”,come ha chiesto Francesco I.
E là nei bilanci delle loro diocesi che i
Vescovi dovrebbero mettere le mani,perchè dal quotidiano nasce la loro missione
di evangelizzazione,e occuparsi delle anime non sarebbe solo una metafora,ma il
Verbo di Cristo, laddove ci sarebbe la soluzione o almeno la direzione giusta
per stare tutti nel mondo,se non con tanto pane,con una Speranza per il Futuro.
Il Papa,questo Papa ci ha chiamato sulla nuova Arca
della Umanità,umilmente pregandoci,per remare tutti insieme verso un mondo
migliore,senza il chiacchiericcio o gli egoismi del Fariseo,credenti,laici,atei...Tutti!
Se i Vescovi daranno l'esempio, l'Uomo comune
che ha bisogno come mai oggi di affetto,e non dico Amore,perchè non sarà un
cambiamento veloce,oggi come oggi che le filosofie gender,la demonizzazione
della Famiglia Naturale,le abiure alle proprie radici cristiane da parte di
certi”cattivi maestri”,radici non soltanto di Credo ma Culturale,metastando la
nostra Civiltà,con il falso mito della accoglienza,come in quella trama del
film “Indovina chi viene a cena?”di Stanley Kramer con Sidney Poitier,perchè
accoglienza non vuole dire rinunciare ai propri valori,ma riflettere e se mai
innestare nuove esperienze alle proprie certezze ed il Cristianesimo è una di
esse.Un valore per tutti,anche per uno come me che per molto tempo è stato
lontano da questo ovile,non è una crociata la nostra ma l'istinto di
sopravvivere alle metastasi dei cattivi maestri.
Famiglia Cristiana
La Parabola del metodo inventato
a Parabola del Metodo inventato
18 Novembre 2015: di Alberto Maietta su primopiano, 383 letture
La Parabola del Metodo inventato
Un giorno Fratello Berias fu svegliato dal suono del campanaccio del convento
dove s'era ritirato per i suoi studi,da un servo della gleba inviato dal Priore
dell'abbazia dei Monaci Santi.La missiva blaterava di un metodo che a dire del priore,su suggerimento di 2 animelle
santarelle,era stato usato da Fratello Berias per accusare un venditore di fumo
e il suo codazzo,che da tempo abbindolava il priore con promesse di relique sante
che avrebbero dato lavoro a tutti i poveri del contado,in particolare
una,ovvero la tibia di un cane santo deceduto nell'assedio di Pratulum da parte
di Saladino di Nola. In realtà erano
anni che il venditore di fumo,conosciuto pure come l'ape regina,con mansioni da
fuco dei comitati solidali mediterranei,stravendeva chiacchiere, senza realizzare
che il nulla,incassando ducati dai baroni locali,che lo usavano come chiavetta
per blandire la gleba, con sogni di fumo e tenerla lontano dalle piazze,mentre loro facevano passarella nei circus iteneranti dei
capocomici che scrivevano balle per i Palazzi del Potere!
Ma erano tempi
di carestia e il rè aveva chiuso i forzieri, e di conseguenza i baroni le
borse,così i venditori di fumo
affogavano nel loro stesso chiacchiericcio,e
non avendo più farina da dare alla gleba s'erano convertiti a Dio,mentre ai convivi solidali,continuavano ad essere
dei farisei incalliti,diventando
sempre più cattivi ed avidi,insomma dei predoni solidali. Mentre Robin Hood rubava ai ricchi per dare ai
poveri,i venditori di fumo rubavano ai
poveri per dare a loro stessi,come l'inchiesta dello Sceriffo di Roma aveva
dimostrato con Mafia Capitale.
Ora il rè, non per sete di
giustizia,ma perchè la carestia e le guerre gli avevano svuotato i forzieri,e
gli anni delle vacche grasse erano solo un ricordo,aveva lanciato la campagna”Fuori il Malloppo”e ordinato ai suoi
finanzieri di “vedere”i conti dei baroni
e dei loro consulenti ed dei mercanti con cui facevano affari. In
contemporanea,la Chiesa aveva un
nuovo Papa,un gesuita venuto dall'Argentina,Francesco I che stava formattando tutto il clero,spalando nuove
strade per Cristo,per ritornare alla
parola originale del Signore!
Allora Fratello Berias
dopo avere letto la missiva,sorrise amaro e prendendo una pergamena,che usava
solo nelle occasioni solenni,scrisse al Priore dei monaci Santi: “Caro
Amico,e proprio perchè ti sono amico,voglio ricordarti che il metodo che mi
attribuiscono i 2 paria sono il metodo che voi usate,e che tu hai fatto
usare,avendo 2 travi negli occhi,perchè tu sei persona degna e timorata di
Dio,e non ti accorgi del chiacchiericcio che sale attorno alla tua persona,
proprio perchè ai convivi solidali sociali ti sei,ed continui ad accompagnarti
ai venditori di fumo ed al loro codazzo. Cerca i tuoi nemici là tra di loro,oppure tra chi vuole diventare priore al tuo posto, e caccia i
mercanti dal Tempio,prima che la tempesta ti travolga!Voglio solo ricordarti
che a suo tempo l'ape regina,si inventò uno scritto, laddòve si accusava 2
fratelli di non avere dato da mangiare ad un contadino stanco,smentito dallo
stesso agricolo,e per il quale non ha mai chiesto scusa!I dettagli sono
importanti caro priore,perchè definiscono un'anima
ed i suoi vizi! E ti ricordo pure delle accuse dei suoi paria ad un Fratello
Gesuita di avere rubato un quintale
di miele,accuse risultate poi infondate,e per le quali tu stesso non hai preso
provvedimenti.Se è vero che il Signore ci racconta del figlio prodigo che tornò dal padre e fu perdonato,tu non sei il
Signore, e s'è giusto seguire i suoi insegnamenti,allora ti ricordo La parabola del fattore infedele.Il Santo Padre ha detto che il chiacchiericcio
è l'ipocrisia sono la lingua del Diavolo,e il rè ci ha ricordato che la diffamazione e la calunnia sono reati e che per questo c'è l'Inquisizione.Pace e bene Eccellenza con
reverenza Fratello Berias”
originale in Latino della pergamena
Scripsit Priori et monachis sanctis «Excellentiae et eo ipso ego amicum volo te admonebo methodum in duas Pariahs sunt methodo uti et tu usus ex II trabes in oculo, quia Sex dignum et timens Deum, et animae tuae, et homo circumferens garrulitas nescis quia tu es habitare in societate coniunxisset, sicque ut accipiat te sibi in comitatu anguis oleum et institoribus. Quaero inimici inter se aut inter eos qui volunt divites fieri ante sedem, aurigabat numulariorum de templo coram tempestate opprimit! EGO iustus volo ut admoneri debeas tunc regina apis excogitavit scriptis ubi duos reos non gramina pastus agricolis defessi inficiari eadem firma et defendit quod nunquam Details magnis cara prius definit animam suam propter vitia Et memini pariah his criminibus ad fratrem Jesuita ton abstulerant mellis et probata crimina falsa, cujus tu scis quod ne asellum quidem provvedimenti.Se Dominus dicit de filio prodigo, qui reversus dimissus est a patre, non Domino placuit doctrinam sequi, tunc recordati parabolam vilicum iniquitatis.
Beatissimus Pater quod est hypocrisis garrula lingua diaboli sunt, et reges in infamiam commemoraverit et iniquitates libel unde est bonum et sancte frater Inquisizione.Pace Excellentia Berias "
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